Porsche: investe nei sensori a infrarossi a onde corte

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Porsche finanzia TriEye, start-up israeliana sviluppatrice di una tecnologia fondata sui sensori per infrarossi a onde corte (SQIR). In condizioni meteo dove la visibilità risulta scarsa, come buio, pioggia, neve o polvere, migliorano la visibilità i veicoli equipaggiati con sistemi ADAS e funzioni autonome (Opel ha adottato una tecnologia per monitorare l’angolo cieco). La tecnologia, ancora da brevettare, consente di realizzare telecamere SWIR HD a costi sensibilmente ridotti. Michael Steiner sottolinea il grande potenziale intravisto in questo particolare sensore, che apre il cammino alla futura generazione di sistemi ausiliari alla guida e funzioni di guida autonoma.

SWIR può rivestire, a detta del componente del consiglio di amministrazione per la ricerca e lo sviluppo di Porsche AG, un ruolo cruciale: assicurare maggiore sicurezza a prezzi competitivi. Dopo dieci anni di ricerca avanzata in nano-fotonica presso l’Università ebraica di Gerusalemme, il professor Uriel Levy nel 2017 ha realizzato TriEye con Avi Bakal, Omer Kapach e Uriel Levy. Il costruttore automobilistico tedesco ha destinato grossi investimenti in TriEye, nell’ambito dell’attuale round di finanziamento di Serie A. Intel Capital ha guidato il round con Grove Ventures, fondo di venture capital israeliano dove Porsche detiene pure quote, incrementando gli investimenti esistenti in TriEye.

Porsche destina finanziamenti a TriEye per una visibilità migliore su strada

Nel 2018, secondo i dati rilasciati da Invest Europe, è stato raggiunto il punto più alto nella raccolta fondi di private equity in Europa Centrale e orientale. I fondi di buyout hanno attirato 1,1 miliardi di euro, mentre quelli di venture capital più di 500 milioni di euro per il secondo anno di fila, attesta il rapporto Invest Europe appena diramato. Gli investimenti in private equity nella zona hanno toccato quota 2,7 miliardi di euro, il secondo importo più elevato mai toccato, secondo solo ai 3,5 miliardi di euro del 2017.  Su base annua il numero di aziende sostenute è aumentato della metà a quasi 400, sempre il secondo miglior risultato storico registrato.

Le cessioni da parte di fondi di private equity e di venture capital nel territorio hanno stabilito un massimo storico di 128 aziende vendute. Ciò costituisce un valore complessivo (costo investimento storico) superiore a 1 miliardo di euro per il quinto anno consecutivo, la cui metà è detenuto dalla Polonia con 575 milioni di euro. Robert Manz, presidente della Task Force Europa centrale e orientale di Invest Europe, evidenzia come, stando ai recenti dati, l’Europa centro-orientale continua a svilupparsi. Gli attori globali pensano che gli investimenti in private equity e venture capitale siano uno dei canali preferibili per accedere ai robusti mercati della regione e alle società in forte ascesa.

850 milioni in due

Tutti i Paesi appartenente all’area coperti dal rapporto hanno sorpassato del 2,1 per cento il tasso di crescita del PIL dell’Unione Europea, secondo quanto riporta il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Otto Paesi hanno segnalato una crescita annuale superiore al 4 percento, con Polonia (5,1%), Ungheria (4,9%) e Lettonia (4,8%) in particolare evidenza. La Polonia ha ricevuto la maggiore quantità di investimenti diprivate equity in Europa centro-orientale con Porsche e TriEye che hanno incassato 850 milioni di euro lo scorso anno.

Ad una incollatura la Repubblica Ceca con 767 milioni di euro; mentre l’Ungheria primeggia nel numero di compagnie con oltre 190 appoggiate, quasi la metà dell’intera regione. La quota più elevata dell’investimento di private equity spetta al settore biotecnologico e sanitario con il 32 percento del valore totale, seguono le imprese di beni di consumo e servizi (27%). Oltretutto, la regione vanta eccellenti credenziali per quanto riguarda le start up tech, tra cui figura Avast, gruppo ceco di sicurezza informatica rivelatasi la principale offerta pubblica iniziale tecnologica (IPO) alla Borsa di Londra nel 2018 con una valutazione di 2,4 miliardi di sterline. Intanto, la rumena UiPath, realtà operante nella società di automazione dei processi robotica, ha ottenuto un round di finanziamento a inizio 2019 di 7 miliardi di sterline, diventando una delle società di intelligence artificiale più preziose a livello internazionale.

 

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