Toyota
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Sakichi Toyoda, il fondatore di Toyota, ha offerto un grosso premio in denaro a colui che avrebbe inventato una batteria elettrica che avrebbe liberato il Giappone per sempre dalla sua dipendenza dalle importazioni di petrolio. Toyoda immaginava vetture basate su energia idroelettrica. Bastava una batteria per fornire 100 CV per 36 ore, con un peso inferiore ai 225 kg e un volume inferiore a 280 litri. Questo è avvenuto nel 1925. Quasi un secolo dopo il premio rimane non ancora riscosso. Gli ingegneri di Toyota continuano ad avere serie difficoltà per realizzare una batteria di questo tipo e questo li ha portati alla ricerca di un carburante alternativo per alimentare le proprie vetture: l’idrogeno.

 

Questa nuova sfida si sta giocando in una piccola fabbrica vicino al quartier generale della società a Toyota City , Giappone centrale, dove una squadra d’elite di esperti sono a lavoro su un veicolo che rappresenta una scommessa enorme per il costruttore di auto secondo più grande al mondo dopo Volkswagen. Toyota Mirai è o il futuro dell’automobile o una trappola tecnologica in procinto di ingoiare una fascia pregiata dell’industria giapponese. Ovviamente prima di arrivare ad un risultato davvero importante il sentiero è irto di ostacoli. La tecnologia è costosa: un veicolo a benzina in un impianto Toyota esce dalla linea di produzione ogni 60 secondi, mentre si richiede attualmente almeno 72 minuti per montare una singola Toyota Mirai. Questa inoltre bisogno di una rete di rifornimento a livello nazionale che non esiste da nessuna parte.

 

Eppure, per ragioni di strategia industriale, di sicurezza energetica e di fisica, il Giappone e la sua più grande casa automobilistica stanno ponendo una scommessa enorme sull’ idrogeno. Prima che arrivino le Olimpiadi di Tokyo 2020,  i responsabili del governo vogliono flotte di auto a celle a combustibile e autobus pronti a trasportare atleti e tecnici dal villaggio agli impianti in cui si svolgeranno le gare.

Shinzo Abe, il primo ministro, ha fatto dell’idrogeno un simbolo della capacità del Giappone di innovare, nonostante il crollo del suo decantato settore dell’elettronica di consumo. “L’idrogeno rappresenta la carta vincente per la sicurezza energetica e le misure per affrontare il riscaldamento globale”, ha detto in gennaio. “Il Giappone costruirà una catena internazionale di approvvigionamento di idrogeno che si estende dalla produzione al trasporto sino al consumo”.

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Il pericolo non è tanto che la tecnologia dell’idrogeno non riesca, ma che riesca solo in parte nel raggiungere questo obiettivo attirando il Giappone in una tecnologia che non può vendere ad altri paesi, e lasciando le sue possenti case automobilistiche ed in primis Toyota e Honda bloccate in un ecosistema da loro stesse creato.